Baustelle: i romantici decadenti dell’Indie Rock italiano
Il titolo non deve ingannare. Il termine “decadenti” sta ad
indicare gli individui inscritti alla corrente d’arte del Decadentismo, sviluppatasi a
cavallo del XIX e XX secolo, caratterizzata dalla perdita dei valori e dalla scelta
di contrapporsi nettamente alla moralità di stampo borghese. Personalmente a me
piace inserire i Baustelle all’interno di una variante musicale di questo
filone artistico: la band di Montepulciano, sin dalle prime battute, ha da
sempre diffuso il verbo del sesso, della droga e del Rock’n’Roll, in maniera
diretta e scevra di qualsiasi forma d’illusione. Ciò che però ha differenziato
Bianconi & company dai propri “simili” è quel pizzico di romanticismo
diffuso tra le note della musica e tra le righe dei versi: dire le cose come
stanno, ma con classe e stile.
Formatisi ufficialmente nel 1996, ai fondatori
del gruppo Francesco Bianconi e Claudio Brasini si aggiunge solo successivamente Rachele
Bastreghi, la quale completerà il nucleo principale dei Baustelle dalle origini
fino agli anni a venire. La formazione, infatti, verrà spesso completata da
turnisti o musicisti presenti in breve durata, e saranno sempre i tre cardini
principali della band a metterci la faccia: sulle foto, sui manifesti, nelle
interviste. Il movimento Indie Rock italiano ha registrato esordi piuttosto
interessanti nel corso degli anni, ma ben pochi sembrano avvicinarsi a quello
targato Baustelle: è il 1999 quando la casa discografica indipendente Baracca
& Burattini pubblica Sussidiario
illustrato della giovinezza, che a distanza di anni risulta essere ancora,
probabilmente, il capolavoro della band. Nonostante il budget risicato e una produzione non propriamente impeccabile, i Baustelle riescono
ad ovviare a tali limitazioni proponendo un sound fresco, diretto, retrò e
particolarmente originale, che spazia dal Progressive Rock alla Bossa Nova. Alla
voce profonda e allo stesso tempo melodica di Bianconi si alterna quella
graffiante ed energica della Bastreghi, in un binomio che si alternerà con
successo per tutta la durata dell’LP. Nonostante la scarsa distribuzione, la
critica esalta l’album, a testimonianza di un sound ancora acerbo, ma già
fortemente ispirato e vincente: basti pensare che nel corso degli anni, i brani
più richiesti dai fan in sede live saranno proprio quelli del Sussidiario, dalla “hit-perduta” Gomma a La canzone del parco, dal primo singolo Le vacanze dell'83 fino a La canzone del riformatorio.
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| Tratto dal videoclip di Arriva lo ye-ye, singolo estratto dall'album La moda del lento |
I primi segnali di notorietà arriveranno però solo 4 anni dopo: il sound
Baustelle, già ben delineato nel Sussidiario, trova la sua definitiva
maturazione e definizione ne La moda del lento, lavoro stavolta prodotto
in collaborazione con una major come la BMG. Gli arrangiamenti vengono
perfezionati e impreziositi di nuovi strumenti, e nei testi comincia ad essere
infusa a massicce dosi una delle caratteristiche principali della band: la
citazione artistica. Tale elemento era già parzialmente presente nell’album
d’esordio, ma in questo suo seguito trova la decisiva e abbondante collocazione:
Bianconi parla di sesso, amore e trasgressione in maniera meno ruvida e sempre
più romantica, citando poeti e artisti di natura eterogenea. I Baustelle diventeranno abitudinari di MTV solo con La
malavita (2005), l’album dei primi brani da hit-parade: La guerra è finita e Un romantico a Milano riassumono a larghi tratti le
tematiche del nuovo LP del gruppo, dove il male di vivere viene esposto quasi
come se stessimo ascoltando la soundtrack di un film poliziesco italiano degli
anni ’70. Bianconi si rifà sempre più al cantautorato di Serge Gainsbourg e,
nello stile visivo, a Jarvis Cocker dei Pulp, una tra le band che più ha
influenzato il sound Baustelle. La cassa di risonanza mediatica permette alla band di farsi conoscere dai "più", i quali prendono piena consapevolezza del fatto che il
contenuto tematico proposto del complesso è similare a quello dei cantanti e
gruppi dell’epoca: si parla pur sempre di amori perduti, di droghe, di
decadenza e di violenza, ma è la forma di dialogo ad essere differente, e forse
questo ha penalizzato oltremodo i Baustelle, allontanandoli dal grande pubblico e
relegandoli ad una schiera di nicchia, seppur piuttosto consistente e
fedelissima alla musica della band di Montepulciano.
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| Il testo di Charlie fa surf è ispirato alla seguente opera, realizzata da Maurizio Cattelan, chiamata per l'appunto Charlie don't surf |
Amen, del 2008,
certifica con maggior forza questa tendenza, allargando la fetta di proseliti,
tra l’utile (Charlie fa Surf, Il liberismo ha i giorni contati) e il
dilettevole (L’aeroplano, Baudelaire e la struggente Alfredo, in memoria della terribile tragedia che coinvolse il piccolo Alfredo Ciampi). Anche in questo lavoro, il male
di vivere è al centro dell’attenzione dell’ascoltatore: Bianconi dichiarerà
apertamente in un’intervista che Amen è un disco che “spinge chi
lo canta con occhio critico, cinico e cattivo a guardare per reazione o
disperazione verso l'alto, verso un altro, verso un altrove.” Da Indie band, i Baustelle divengono delle
rock star, riproponendo in tour nel 2009 anche le canzoni del primo, mai
dimenticato LP, ormai entrato nel cuore anche dei nuovi fan. Nell’anno venturo segue
un leggero declino artistico, come accade a tutte le band di successo: I
mistici dell’Occidente propone tematiche più orientate verso la religione e
il misticismo, senza però mai distanziarsi troppo da disillusione e provocazione. I
brani risultano essere invece piuttosto deboli, seppur non mancheranno i
singoli di successo, come Le rane e Gli spietati. I Baustelle
hanno bisogno di tempo per elaborare il materiale per i prossimi lavori, ed
anche Fantasma esce soltanto 3 anni dopo il predecessore: il disco in
questione si rivelerà il più ambizioso del gruppo. Un’ora e passa di musica sinfonica
accompagnata dalla FilmHarmony Orchestra di Breslavia, dove la forma canzone
viene spesso accantonata e scombussolata a favore di brani strumentali ed
esperimenti più o meno pretestuosi. Fantasma è un lavoro intimo, che si
preoccupa di far vibrare le corde del cuore dell’ascoltatore piuttosto che
prenderlo a calci nel sedere, ma non perde più di tanto le peculiarità base del
sound Baustelle, immortalato in questa sua “nuova dimensione” all’interno
dell’album Roma Live!, registrato completamente dal vivo, dove si
alternano i vecchi Baustelle (memorabili le riproposizioni dal vivo de La
canzone del parco e La moda del lento) ai nuovi (Nessuno, Charlie
fa surf).
L’ispirazione di Bianconi e soci non è del tutto scemata, ma
tornare sulle scene dopo un album ambizioso come Fantasma richiede un
approccio decisamente più “soft”. Già dalle parole utilizzate da Bianconi per
descrivere L’amore e la violenza, s’intuisce che i Baustelle hanno
deciso parzialmente di allontanarsi dall’essere pretenziosi e stucchevoli: “un
album oscenamente pop”. Ogni brano dell’LP può trasformarsi in una papabile
hit: la band prende in prestito un po’ da Battiato (Il vangelo di Giovanni, Eurofestival),
un po’ dalla elettronica in stile anni ’80 (Amanda Lear).
Complessivamente, synth, batteria elettronica e tastiere soppiantano
definitivamente archi e violini, restituendo un sound più moderno ma non per questo,
meno nostalgico. I ritornelli si riveleranno ancora più immediati e facili in
un album clamorosamente arrivato solo l’anno dopo, un evento “insolito” nella
carriera dei Baustelle: la necessità di pubblicare L’amore e la violenza
Vol.2 in maniera talmente ravvicinata al suo predecessore sta, ovviamente,
nella continuità che si vuole dare al lavoro capostipite. Canzoni semplici e
ritornelli memorabili, con il solito bastimento carico di citazioni artistiche
ed anche musicali: Veronica N.2, in cui Bianconi attinge molto da Babies
dei già citati Pulp di Cocker, è la hit di lancio, mentre il resto dei brani è
già entrato nel repertorio preferito dai fan. Non mancano gli episodi “meno
facili”: la “floydiana” Il minotauro di Borges e La musica
elettronica si dissociano dal resto del lavoro, con qualche esperimento
forse poco avvezzo ai neofiti ma del tutto naturale nel contesto
Baustelle. Un contesto dove la formula vincente sta tutta nel proporre
tematiche giovanili in modalità, appunto, decadenti e romantiche allo stesso
tempo: questo contrasto, unito alla notevole capacità compositiva del complesso, scatena un vero e proprio "Big Bang" musicale, da vivere in tutta la sua maestosità.



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